Perché?

 

A. Papini - Il ritorno di Ulisse  Benvenuti in questo blog. Quest’avventura inizia stanotte, in un impeto  di bisogno e di passione. Perché “Ulisse e i pirati”? Ulisse è una figura interessante, quasi pervasiva della cultura occidentale. Quatomeno, ricorrente. Ulisse è la furbizia, l’astuzia, la sagacia umana. Ma, soprattutto, desiderio di conoscenza, di andare al di là di quello che si vede per esplorare l’ignoto, il non-conosciuto. Il desiderio, la brama di superare e di superarsi. Per raggiungere quella conoscenza che solo ai folli, agli eroi, ad uomini eletti è concessa. E, del resto, l’eroe greco pagherà a caro prezzo la sua brama di “andare oltre”. I pirati, come Ulisse solcano i mari, da sempre. Anche loro sono mossi, spesso, dal desiderio, dalla bramosia, dal non saper rinunciare al pericolo, all’avventura per potersi procurare richezze e tesori sconosciuti. Per raggiungere, anche solo nell’immaginazione, isole traboccanti di abbondanza. Ulisse e i pirati: cosa potrebbe nascere da questo incontro? Verso quali mari, quali isole, potrebbero far vela? Lo farebbero insieme? O, al contrario, ognuno di loro cercherebbe di giungere prima dell’altro a destinazione per sapere cosa riserva la meta, per vedere quali tesori riserva il futuro? E se a tutto questo si aggiungesse un terzo quid, un qualcosa di indefinito, un imprevisto capace di interrompere la loro corsa o capace, ugualmente, di suggerire nuove mete, nuovi tesori, nuove rotte?… Del resto, anche molti di noi navigano in internet alla continua ricerca di isole e tesori oltre le colonne d’Ercole del conosciuto. E, dunque, come evitare di pensare che, alla fine, il naufragar m’è dolce in questo mare?

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