Tutti uguali. Di nuovo.

Vi ricordate il grembiule? Blu, prima nero. Un’istituzione per la scuola. Alle elementari quello blu l’ho indossato, alle medie già non si usava più. Almeno quando io ho fatto le scuole medie… Però il motivo era condivisibile: “il grembiule rende tutti uguali, tutti conformi. Invece, è giusto che gli alunni possano differenziarsi all’interno della classe e della scuola”. E giù a tacciare del poco democratico il grembiule. Per essere tutti diversi. Ok, il principio appare più che condivisibile. Allora non me lo ponevo nemmeno il problema, ma giunto alla “secondaria di secondo grado” ti accorgi che in effetti il grembiule sa di “irreggimentato”, di poca libertà. Bene. Se non fosse che, oggi, il grembiule non lo si porta più dalle elementari ma dalle medie in poi si fa di tutto per essere più uguali possibile al compagno di banco. Ma come? Sì, gli alunni adesso professano la loro libertà! Allora perché i ragazzini poi a scuola sono tutti uguali? Oggi son tornati tutti uguali. Di nuovo! Ma sì! Tutti uguali: stesse acconciature che richiedono ore e ore di piastra, pazienza, sveglia due ore prima (questa poi… Noi facevamo – l’imperfetto appare eufemistico – i salti mortali per poter dormire il più possibile!). Tutti gli stessi abiti (ma ai nostri tempi c’era quel giubbotto multicolore, verde e viola, viola e lilla… Ma sì, ce lo avevano tutti!) tendenti all’hip-pop, al funky, allo slip trasparente sotto. E beh?…. E beh, se permetti la mia mutanda non voglio mostrarla al primo che passa… Tutti uguali! Tutti le stesse scarpe, le stesse gonne, gli stessi anelli, gli stessi orecchini, ciondoli, zaini… Insomma, ma allora la rivoluzione del grembiule non è servita a niente? Eh, pare di no… E sembra che ti dicano: prima ci siamo affrancati dal grembiule, ora ci siamo trovati un altro modo per essere tutti uguali. Tutti uguali. Di nuovo! 

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